Firenze: Aggiornamenti sulle perquisizioni del primo gennaio, a seguito dell’ordigno saltato alla libreria “Il Bargello”

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La mattina del 1 gennaio 2017 intorno alle ore 12:00 la Digos di Firenze si presenta alle porte di tre appartamenti in città e di un’abitazione in provincia di Prato. Perquisiscono le case e le macchine dei presenti, in cerca di armi ed esplosivi, perquisizioni che hanno tutte esito negativo tranne in un caso in cui viene sequestrato materiale elettrico (cavi, interruttori, lampadine) e d’altro genere (computer, tappi di barattoli “bormioli”, cera d’api…).

Cinque persone vengono portate alla Scientifica di Firenze dove vengono sottoposte a fotosegnalazioni e al rilievo delle impronte digitali; dopo diverse ore passate in Questura, viene loro richiesto di fare un tampone sulle mani al fine di rilevare la presenza di tracce di materiale esplodente. A questa richiesta, quattro persone acconsentono, mentre una si rifiuta, motivo per cui la polizia decide di effettuare il sequestro della giacca da questa indossata al momento della perquisizione. Alle ore 20:00 le cinque persone vengono rilasciate con i verbali delle perquisizioni tutti negativi.

Anche nell’abitazione in provincia di Prato la perquisizione va per le lunghe e si assiste al goffo tentativo da parte della Scientifica (giunta sul posto successivamente alla Digos di Prato e Firenze) di sottoporre i perquisiti ad un tampone per il rilevamento di polvere pirica sulle mani. Gli agenti pretendono, infatti, di condurre l’esame di rilevamento all’aria aperta in mezzo al bosco, con del cotone idrofilo proveniente da una busta già aperta. Al rifiuto di sottoporsi all’esame, le quattro persone vengono portate presso la Questura di Prato, dove – oltre al già citato materiale sequestrato- gli vengono presi anche i giubbotti indossati al momento della perquisizione.

I reati ipotizzati dagli inquirenti sono tentato omicidio, lesioni gravissime e fabbricazione e porto d’ordigno. Ad oggi non risultano iscritti al registro degli indagati.

fonte: Croce Nera Anarchica

Opuscolo [Anarhija.info]: Riproducibilità, diffusione dell’attacco e l’organizzazione informale

(Clicca sull’immagine per scaricare l’opuscolo)

Negación” #8, settembre 2016 [tradotto dal messicano e pubblicato in inglese da “Avalanche” #8, settembre 2016], “Riproducibilità, diffusione dell’attacco contro il potere e alcuni punti correlati”

Avalanche” #9, dicembre 2016, “La riproducibilità dell’attacco e l’organizzazione informale”

L’immagine mediatica del “terrorista” lavora assieme alla polizia per difendere la pace sociale. Il cittadino applaude o si impaurisce, ma rimane sempre un cittadino, cioè uno spettatore. “La lotta armata” si presenta come una forma superiore di scontro sociale. Colui che è militarmente più caratteristico – secondo l’effetto spettacolare delle azioni – rappresenta l’autentico partito armato. Lo Stato, da parte sua, ha tutto l’interesse di ridurre la minaccia rivoluzionaria ad alcune organizzazioni armate per trasformare la sovversione in una battaglia campale tra due eserciti. Quello che il dominio teme è la rivolta generalizzata e anonima […]”

Una cosa è che gli anarchici possiedono armi, l’altra, molto differente, è essere un gruppo armato. […]”

11 marzo 2009, un video intitolato “19 secondi di guerra sociale” è stato caricato on-line da qualche anonimo. Nel video tre combattenti anonimi, a viso coperto, mostrano con quale semplicità ed efficacia è possibile attaccare coloro che distruggono le nostre vite. Per attaccare una banca in un paio di secondi, bastano due martelli, una bomboletta e determinazione. Forse al momento l’aspetto più rilevante del video era l’approvazione riscossa su YouTube, bastava vedere i commenti per farsi un’idea. Ma dal punto di vista odierno la cosa più rilevante era, secondo noi, l’ondata di sabotaggi effettuati nella capitale messicana (e sicuramente anche nelle altre regioni) dopo la diffusione di questo video. La diffusione del sabotaggio non era casuale, era dovuta alla semplicità con cui questo simbolo di dominio veniva attaccato, e alla facilità con cui certi mezzi possono essere ottenuti; questo significa: riproducibilità.

Per un lungo periodo la maggioranza dei sabotaggi, che informalmente e anonimamente – o alcuni rivendicati – inondarono la Città del Messico e altre regioni del paese, condivideva una caratteristica che andava oltre ogni rivendicazione. Questa caratteristica consisteva nel fatto che gli attacchi erano realizzati con mezzi facilmente riproducibili, quindi accessibili ad ogni compagno o ad ognuno che sente il bisogno di attaccare quello che ci opprime e ci sfrutta. Anche oggi molti attacchi vengono realizzati in questo modo, potenziando la loro diffusione.

In un progetto di lotta insurrezionale e informale che intende diffondersi a, diciamo, livello sociale, ma anche tra i compagni, un elemento necessario e indispensabile è la riproducibilità. Concretamente, riproducibilità significa che gli atti di sabotaggio vengono realizzati con mezzi (ordigni incendiari, armi esplosive o altri strumenti) che possono essere facilmente costruiti e utilizzati, quindi facilmente ottenibili per ognuno. L’intento, oltre a questo, è che il sabotaggio possa essere a disposizione di tutti, che ogni persona possa accedere all’attacco contro quello che la reprime, e che non deva andare in cerca di gruppi già formati (e talvolta spettacolari) per imparare a fare delle cose. La riproducibilità si riferisce all’individuo che trova i mezzi per agire, incontrando compagni affini con i quali condividerà il sapere, discutendo cose prima e dopo l’azione.

Quando parliamo di informalità non parliamo solo di un metodo organizzativo di lotta anarchica, ma parliamo anche di uno strumento con cui l’individuo acquisisce un’autonomia assoluta, e perciò non è obbligato ad assoggettarsi all’ideologia del gruppo – gruppi che spesso presentano tinte autoritarie, ma ben camuffate da “libertarie” o “autonome”, inseriti nella necessità di passare all’attacco, subentrando nei progetti anarchici o individuali, per poi dopo sommergerli in una logica di sottomissione ad un apparato centrale. Ma è precisamente attraverso la discussione, la riflessione e la critica che l’individuo incontra il bisogno di convergere con altre individualità uniche, o con altri collettivi costituiti da individualità.

La riproducibilità incoraggia anche la radicalizzazione degli atti d’attacco individuali o collettivi, accrescendo al massimo l’autonomia tra individui o collettivi, generando, quando si desidera, una coordinazione informale nella quale, fuori dalla logica di dipendenza o di consenso, si può anche condividere, tra compagni, il sapere sul […]

Fonte: Anarhija.info

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RadioAzione: Dal 26 gennaio questo sito non sarà più disponibile

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Dal giorno 26 gennaio 2017 il sito di RadioAzione, ripartito dopo un anno di stop e in seguito agli arresti avvenuti per l’operazione “Scripta manent”, non sarà più disponibile.

Rispetto all’ultima volta non resterà nulla in rete nemmeno come archivio. Quindi per chi è interessato a scaricare opuscoli e altro materiale informativo da questo sito ha a disposizione altre due settimane.

La controinformazione, affine a RadioAzione, continuerà ad essere aggiornata sui siti di:

Anarhija.info e Croce Nera Anarchica

Forse RadioAzione si trasformerà in un progetto diverso o forse no…sic!

E’ stato bello, ma tutto ha un inizio e tutto ha una fine!

 

 

Operazione “Scripta manent”: Aggiornamenti [01/01/17]

Stabiliti i giorni per le udienze in Cassazione verso l’ordinanza del tribunale della libertà che ha confermato le misure cautelari emesse dal GIP:

Daniele Cortelli (non inquisito nell’operazione “Scripta Manent” ma arrestato in seguito alle perquisizioni per essa effettuate),13 Gennaio 2017.

Invece per Marco Bisesti, Anna Beniamino, Alessandro Mercogliano, Valentina Speziale e Danilo Cremonese il 21 Febbraio 2017.

Messico: Rivendicazione delle cellule incendiarie “Lobxs Negrxs” e “Mario Buda” – FAI/FRI

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All’alba del 7 dicembre abbiamo collocato e attivato un ordigno incendiario su uno dei molti bankomat nella putrida città di Tijuana.
L’ordigno era composto da 250 grammi di polvere nera e 250 di Salaz [nitrato di potassio e zucchero, n.d.t.], il pacchetto è stato attaccato ad una tanica di 8 litri di benzina e ad una miccia fatta in casa per l’attivazione.
La violenza si attacca con violenza, attacchiamo l’oppressore che ci istruisce fin dall’infanzia, ammazzando la nostra libertà.
La lotta e le idee anarchiche una volta radicate sono come semi che crescono, e non si torna mai più allo stato primario, perciò non ci fermeranno, compagni, qui ed ora il nostro cuore è nero e questo non cambierà mai, continueremo ad intraprendere azioni di notte, all’alba, in qualsiasi giorno, questo non è l’inizio, e tanto meno la fine.
La nostra arma più potente sono le idee accompagnate da azioni, che riaffermano ogni parola pronunciata, ogni pensiero.
La nostra posizione in confronto all’articolo pubblicato dalla rivista “indipendente” e “alternativa”, Contralínea, ci chiarisce ancora di più che sono sempre devoti a partecipare ai giochi di Stato, identificando gli anarchici d’azione e molti altri progetti significativi. Ma, ci dimostra anche che ad alcuni anarco-moralisti ed anarco-attori piace essere sotto i riflettori dello Stato e dei media, concedendo interviste. A noi, però, non interessa questa specie di anarchici di “professione” e “solidali”. Noi sappiamo che sono dei rossi travestiti di nero, mentre certi altri vestono la tonaca con la morale cristiane nella mente. Per questo, ripetiamo che non sono né nostri compagni né complici, sono attori che vendono democrazia sociale.

Solidarietà d’azione con i compagni anarchici del Cile: Natalia Collado, Javier Pino, Freddy, Marcelo and Juan.
Solidarietà con Fernando Bárcenas, rimasto fermo nelle sue idee, non cercando sostegno nelle leggi.
Solidarietà con i compagni sequestrati nell’operazione Scripta Manent.

Fuoco e Dinamite alle carceri con i secondini dentro
Pietre, bombe, coltelli e scritti contro l’autorità
Morte alle piattaforme
Notti di sovversione e fuoco con i nostri complici; forza ai compagni fuggitivi

Celula Incendiaria “Lobxs Negrxs”- FAI/FRI
Celula Incendiaria “Mario Buda”- FAI/FRI

Fonte: Anarhija.info

RadioAzione: Riaprendo i tombini dell’anarchia. Dal ’98 all’infame di Livorno.

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Come da molti anni, purtroppo, accade in Italia si è pronti sempre a sputare merda su alcuni individui partendo dall’inciucio, passando alle offese e alcune volte è capitato anche che venissero tacciati di dissociazione e infamia. I “capi d’accusa anarchici” a carico di questi individui per essere classificati in determinati e infami modi è stata molto spesso la giovane età, le prime volte che si sono avvicinati ad un movimento “che non si muove” anarchico, i modi di pensare, criticare e agire.

Quindi capita, per tali individui, che entrando in una sede anarchica per la prima volta hanno la stessa sensazione che si ha quando si entra in un supermercato dove si è già stati scoperti a rubare.

Gli occhi, di qualcuno, sono continuamente puntati, come una “spider-cam”, sullo “sconosciuto” di turno che con molta incoscienza e curiosità estrae qualche libro dagli scaffali impolverati di una sede anarchica.

Qualcun altro con molta nonchalance, tipica dello spione che ti guarda dal buco nel giornale, pedina l’individuo in ogni centimetro del pavimento di quella sede che calpesta.

Lo “stato maggiore” (o anziani e carismatici) fanno in modo che tutte le attenzioni da parte dei già frequentanti della sede sia rivolta su quell’individuo.

Stà alla fine all’individuo entrare nelle grazie dei “capi” che possono condizionare il parere degli altri se non vuole passare come un’infiltrato, confidente degli sbirri e quindi un’infame.

In passato è accaduto anche di peggio. Continue reading

Paroxysm of Chaos: Dissacrazione della universalità e il significato teatrale della rappresentazione di civiltà Prologo

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Nell’area geografica dove mi trovo (e non solo) vi è una necessità di sfida verso una totale morte mentale e pratica, che ci circonda sull’isola-carcere, distruggendo l’idolo socialmente costruito e penetrando in una battaglia che dal punto di vista materiale di sicuro non può essere vinta. Scambiando esperienze e strumenti, e sfruttandoli appieno in qualsiasi modo possibile, non fermandosi neanche quando si è in ginocchio dalla disperazione, creando rotture interne ed esterne nella realtà. Una realtà che ha consolidato la fiducia negli sbirri e nella Legge, l’auto-repressione fondata sulla logica sociale dell’“uguaglianza”, i delatori e i cittadini “cani da guardia” chiamati ronda di quartiere, le telecamere anche su luogo più stupido che si possa immaginare, il multiculturalismo con la morale dell’umanità e la “gioia” di essere un cittadino libero, il sacrificio dei desideri dell’individuo sull’altare del consumo (mentale e materiale), l’estremo addomesticamento di animali non-umani che possono essere commercializzati e il genocidio di coloro che rappresentavano una minaccia all’umanità civilizzata, quindi trasformando qualsiasi terreno rimasto in un paesaggio quasi sterile. Creando anche riserve naturali, carceri per l’ambiente terrestre, ma anche per individualità non umane, che funzionano come l’ideologizzazione totale del controllo Umano su tutto. La logica della carcerazione ideologizzata è impiantata ovunque intorno a noi. Ma anche la logica del vittimismo.

Un anarchico flusso della vita, da un punto di vista nichilista egoista, può essere creato anche da una persona sola. Da individualità che si muovono da ombra in ombra, impegnate nella parola e nell’azione, cercando di attuare la propria evoluzione decivilizzata, all’interno di un errare nello sconosciuto senza un’obiettivo finale. Il ruolo primario è solamente la soddisfazione del sé, il tentativo di autentiche relazioni con altri animali, umani e non-umani, ma anche con i magnifici ambienti dei campi terrestri all’infuori dell’interpretazione sociale, la coerenza di non costruire al di là di essere sé stessi e il piacere dell’auto-realizzazione con tutti i mezzi a propria disposizione, portando ogni sensazione e ogni momento agli estremi. Contro ogni civiltà e cultura, riconoscendo naturalmente che i propri elementi sono stati creati da qualche parte, ma cercando comunque la soddisfazione nell’attacco ad ogni costrutto antropocentrico, che in epoca odierna governa ogni essere umano, e perciò emergono anche solo per un attimo dalla palude di ogni civiltà umana.

Io penso ed agisco a mio modo personale, e non secondo i modi dei retorici di propaganda. Il mio nemico non è qualunque cosa rappresenti “l’autorità”, questo spettro della maggior parte di anarchici, in un sterile modo materialista o come un “ripulire” da comportamenti “cattivi”, ma è tutto ciò che rappresenta il carcere e un governo per la mia individualità. Quello che incorona il “dovere” e la Verità. L’autorità è interna, non esterna dagli umani, quando le idee creano le astrazioni che ci richiedono qualcosa, manifestandosi in questo modo nel mondo reale. L’autorità è lo standard interiorizzato. Non è quel mondo “malvagio” che deve essere “esorcizzato” per salvare la “purezza” universale. Il “mondo” non mi interessa, non mi ha mai interessato. La crociata contro “l’autorità” appartiene ai soldati di qualunque ideologia. Non parlo il linguaggio “antiautoritario”! Non parlo di eguaglianza tra ideologie anarchiche, ma della completa distruzione di ideologia fino alle sue radici, che non può essere raggiunta su scala mondiale, ovviamente. Ero caduto in trappola credendo che qualcuno non pensava politicamente, come me, ma mi ero sbagliato. Però, non importa, le conclusioni sbagliate ci rafforzano se non ci abbandoniamo alla mercé della delusione.

La civiltà capitalista è l’evoluzione della vita per coloro che capiscono cos’è la massa e come realizzare l’ascesa del proprio potere. Sono contro di loro non perché un’anarchica morale cristiana mi dice di eliminare “l’autorità” dalla faccia della terra, ma perché dentro questa realtà di controllo e di dominio del sistema, la mia individualità annaspa. Ognuno vuole creare gli zeloti. Addirittura gli anarchici, ma quando vedono il veleno che porto dentro di me per ogni portatore di astrazioni ideologiche, diventano ostili. Perché la mia sozzura rovina la purità della loro moralità e demolisce l’etica della loro civiltà. Non sono una di quelle cose che tutti hanno evocato su questo mondo per spezzare il loro universale vuoto. Soldati del mondo, vi concedo i vostri costrutti. Quello che mi interessa si trova nel parossismo del caos, per abbracciare il vuoto attivamente, lacerando ogni “salvezza” che dipende da altri o il reclutamento dell’individuo per profezie ben nascoste. Le mie parole e le mie azioni non seguono nessuna “razionalità”, concepisco la nuda realtà come un campo caotico e pluralista. Sì, forse sono pazzo, e solo i pazzi mi capiscono.

Perciò la mia battaglia è contro la sistematizzazione intorno a me, al punto che mi riguarda in confronto a ciò che desidero conquistare, nella misura del mio potere. Questa conquista non avviene in termini di controllo, ma con la liberazione dei desideri dai rigidi confini della civiltà. Da ogni moralità, ogni cultura, ogni etica, ogni principio. Perciò, ogni valore che acquisisce la sostanza trascendentale manipola la persona. Io inizio in un altro modo. La persona crea il valore come un gioco caotico di esplorazione, che può esserle utile per passare attraverso ogni momento unico della vita. E non per creare una radicale anti-realtà di negazione, che non sarebbe altro che il confinamento nelle procedure ricorrenti della civiltà, e perciò la carcerazione della individualità. Con più riflessioni ed esperienze concludo comprendendo che si finisce nel moralismo non solo non avendo decostruito il significato della società, e perciò cercando di decostruire il significato della civiltà, ma che succede anche l’opposto.

Noto che l’umanitarismo è la maggior catena che lega automaticamente ogni soggetto alla civiltà, come lo è la civiltà dell’Essere Umano, e non permette alla persona di sbarazzarsi di ogni sistema che imprigiona l’ego nelle procedure ricorrenti, solo con differenti prefissi assiologici. Se qualsiasi rivoluzionario inizia a condannarmi con le affermazioni tipo “Questa civiltà non è dell’Essere Umano, ma del Profitto e dell’autorità che deriva da esso”. Sì, cari preti, questo non è altro che un piccolo granello di sabbia nel deserto di quello che veramente è la realtà. Sotto quali ideologemi è stato creato tutto ciò che disprezziamo (per ragioni differenti)? Sotto l’ideologema dell’Essere Umano e della sua Libertà, quindi del suo “progresso”, della sua prosperità a cui ognuno si deve conformare. Quale è stato il primo ideologema a cui sono seguiti tutti gli altri, io non lo so, ma ad ogni modo cosa importa in una realtà costruita sulle astrazioni, ma voi volete ancora svelare “l’autentico” Essere Umano, non quello che hanno affermato, ma quello che porterà la “liberazione totale”. Come collega bene la mente i suoi concetti reificati! Dall’Essere Umano e unendosi in base a questo, la Vera Libertà “un giorno” fiorirà, questo santo giorno a cui ci sacrifichiamo per vederlo davanti ai nostri occhi. E dall’essere Anarchico (un ruolo essenzialmente) che con la sua etica e la sua propria civiltà “sprigiona” l’Essere Umano e le sue “qualità”. Il sé? E’ qualcosa che davvero conta? No, è irrisorio di fronte alle Grandi Idee. Questo concetto non può essere collegato alla rivoluzione, la comprometterebbe sempre. Solo come un’identità di rivoluzione, come un sé assoggettato ad un ruolo le può essere utile, e subconsciamente connettere “l’individuo” ad essa. Diventando Il Ruolo inconsciamente “elimini” le contraddizioni di essere una marionetta di qualcos’altro. L’ego e i suoi desideri non possono incarnare l’Essere Umano, l’Anarchico, perché il primo è troppo imperfetto, devono essere sacrificati per ideologie da creare, che uniscono per il “cambiamento”, per qualcosa di sicuramente “meglio” per tutti “noi”. Le idee “giuste” non portano alla schiavitù, naturalmente! Quanti anarchici sono oggi diventati dei veri sacerdoti dell’Autentico Essere Umano, che può essere raggiunto attraverso idee e comportamenti specifici? La politica e l’ideologia mostrano il loro vero volto solo quando le guardi dall’esterno. Quando non ti interessano i “compagni”. I nichilisti anarchici utilizzano l’anarchia, e non l’incontrario. Quello che la politica crea è il veicolo per una ben celata propaganda ideologica, e la perpetuazione del programma dogmatico di qualcuno. Dopo la morte di Dio, il coinvolgimento politico, movimenti e programmi politici sono diventati la nuova religione per non scartare l’oggettività, per mantenere la fede in un nuovo Mondo Autentico, per far sentire il sé nuovamente significativo negli occhi dell’Esistenza, perché quando senti la realtà schiacciarti puoi lasciare che le “cose” vengano gestite dal tuo Spirito, che vuole prendere il controllo e fantasticare su una propria realtà di appartenenza e universalità, quando non può più fornire il significato proveniente dal sé, lasciato nudo nell’ignoto fisico. La maggior parte di anarchici in teoria “atei”, hanno solo sostituito un idolo con un altro, stanno cercando di recuperare Dio (l’Essere Umano) seguendo i propri ideali sacri.

Se la persona invece di comprendere che lei stessa esplorando crea i propri valori, li interiorizza come un riferimento indiscutibile di comportamento e rivelazione di Verità, allora questa persona e le altre che si uniscono in base ai valori che interiormente consolidano sistemi nuovi, sono portatrici di una nuova autorità, prima di tutto su sé stessi, e poi diventando trasmettitori di propria tassativa Verità merdosa, perciò di moralità e ideologia che automaticamente cercano ricevitori per essere realizzate, cioè soldati che si auto-immolano, e per lo più coloro che interiorizzano le astrazioni trascendentali come dei valori, considerandoli delle sacralità e non degli strumenti. Il desiderio non è in assolutamente nessun rapporto con l’osservanza e il propagare dei valori. Questo desiderio è determinato dalla sistematizzazione interiorizzata. Il desiderio può svelarsi solo con la più possibile negazione della civiltà, e solo allora ognuno di noi forse considererà la propria vita non come uno strumento di valori, ma bensì l’opposto, e sé stesso come un essere unico che gode del caos, senza cercare di “esorcizzare” gli spettri utilizzando altri spettri. Per me i concetti sono dei giocattoli, mentre per gli altri sono mondi interi e castelli apparsi dal nulla. La “maestosità” universale schiaccia l’individualità e non le lascia comprendere che il suo universo è solo suo, e parte di esso è quello che ha conquistato attraverso relazioni non-sistematizzate e con il superamento dell’alienazione. Dove sono queste individualità, mi chiedo? Gli ego terrificanti che strappano la propria individualità dalle galere di universalità perpetua, dove gli spettri l’hanno incarcerata.

E’ edonistico e libertino andare completamente nudi con un’ascia in mano, persino da soli se necessario, ad assediare il castello. Quanti significati e identità può la civiltà attribuire a questo, poco mi interessa. L’unica cosa che mi interessa è la sensazione terrificante di auto-realizzazione che offre. Non combatto l’autorità in nome di Anarchia, ma solo per me stesso. Per me un’astrazione di nome anarchia non descrive cos’è l’autorità, ma sono io stesso che la descrivo. All’interno di questi confini l’anarchia può essere solo un monarca del mio ego, quindi in questo senso vaffanculo quest’anarchia. Libertà significa che il mio ego utilizza tutto, e non che i concetti-mondi, prodotti di reificazione, utilizzano il mio ego. Col passare del tempo sono arrivato alla conclusione che tutti gli opposti estremi sono così solo all’apparenza. Chiunque respingo, non lo faccio perché sono il suo “esatto opposto”, ma perché non mi piace o perché ci sono ostacoli assiologici che non possono essere sormontati, è una questione di scelte all’indomani degli eventi. L’intero “mondo” e il pensiero umano sono costruiti su binari e su pensiero sistematizzato. Ma, il pregiudizio e i binari vanno a braccetto, sono tutti prodotto del pensiero sistematizzato, dell’ideologia. Il mio nichilismo è ostile a queste logiche, perché rappresentano un’etica anarchica ideologizzata. Una cultura che l’individualismo deve adottare per conquistare il ruolo di anarchico all’interno della società di civiltà anarchica. Cultura ideologizzata significa morale e consuetudine, significa istituzionalizzazione del comportamento dentro confini politici. E’, come la vedo io, un’altra serie di catene intorno all’individualità. La cosa più difficile nell’epoca odierna è avere un proprio contenuto, non essere definiti da qualcosa, che l’Io possa essere un mondo che, nonostante creato da questo mondo e ancora parte di esso, non esiste da nessun’altra parte. Non parlo qui di un nuovo ideale, ma della teoria e azione, che non si distacca mai dall’esperienza e per l’estensione dal desiderio, e la volontà del sé si evolve da loro.

L’essere umano che crea l’Essere Umano è il mio nemico, perché creatore di spettri stupefacenti, creatore di significato universale o oggettivo della vita, cieco davanti al caos del flusso della vita, e creatore di sistemi per realizzare l’essenza immaginaria e il motivo dell’Esistenza. Creatori di spettri che, con tutta la fede e il sangue offerti sui loro altari, hanno acquisito vera carne e ossa. L’Essere Umano, questa essenza mitologica della civiltà contemporanea, perno di ideologie che costruiscono società di schiavi, deve essere distrutto se vogliamo sorgere, dalle cripte oscure dove il pensiero antropologico ha incarcerato la libera individualità autonoma. Determinazione iconoclasta dell’ego. L’Essere Umano è semplicemente una parola che indica solo le caratteristiche biologiche. La raffigurazione dell’icona dell’Essere Umano come il tutto (qualcosa di specifico) è solo una maschera di civilizzate costruzioni culturali e sociali, che crea l’Umanità, la somma catena, e la utilizza come pilastro di ideologie. La lebbra della consapevolezza personale, dell’individualità che cerca di soddisfare i propri desideri attraverso la propria unicità. Lo stesso può accadere con ogni concetto, anche anarchico. Che ogni icona diventi cenere dentro noi stessi, se vogliamo traversare il mondo come individualità, e non come brandelli di varie identità. Molti creano propri castelli, ma io cammino come un passante, non appartenendo a nessuna fazione, e sputo su ogni cosa che indichi la strada. Mi interessa svelare il caos, e non promuovere “le mie stronzate”. La scommessa è leggere queste parole per espropriarle, farle diventare proprie, distruggendole nel processo. Ignorando chiunque le abbia scritte, perché il Dio non esiste, solo gli ego. Ma, l’ego non è un prodotto che compri o uno studio in cui ti laurei.

Ascoltatemi attentamente! Nessuno mai libererà gli animali non-umani, nessuno estirperà la civiltà dall’ambiente terrestre, e soprattutto nessuno mai vivrà in un mondo di idealizzata libertà umana. La Libertà Totale è un marcio ideale su cui ci sputa l’esistenza caotica. La mia libertà è qui ed ora. Se io non combatto per essa, per quello che sono o quello che posso domani scoprire di me, allora sono già morto o amante della sistematizzazione che la mente umana benevolmente produce. Sviluppare la propria critica e il proprio contenuto per me rappresenta qualcosa di necessario, se si vuole agire come un sé unico, e non come un brandello del pensiero istituzionalizzato, che proviene dai valori stessi. L’azione non è la sacralità che unisce, e se essa non possiede contenuto, o se il contenuto è come quello menzionato sopra, allora è solo un prodotto per consumatori del pensiero preconfezionato. I significati reificati dei oggettivi prodotti assiologici nelle parole, utilizzati per giustificare le azioni nei comunicati che elevano gli autori al teatro di significative spettacolarizzate battaglie manichee, rappresentano la fossa del rivoluzionarismo imprigionato, in cui le marionette di idee sacre diventano portatrici di santa vendetta dei loro idoli non-esistenti sul “nemico comune”. Essere un trasmettitore di ideali a migliaia di volte rigurgitati, non ti rende altro che soldato. Un soldato che segue gli eroi nel tentativo di rubare un po’ di luce alle inutili tendenze del Sovraumano.

“Vivo in un mondo di rappresentazioni,

dove sono gli arlecchini umani?

teatro è oggi diventato tutto il mondo,

come puoi negare il tuo ruolo?”


Fonte e traduzione: Anarhija.info

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Firenze: Incendiato Postamat in solidarietà con i detenuti anarchici

RadioAzione - Esplosione

Testo rivendicativo:

“NON ESSENDO GIUNTA LA PRECEDENTE RIVENDICAZIONE RIPETIAMO: FIRENZE 21/11 FUOCO A POSTAMAT IN VIA DELLE CENTO STELLE. CONTRO DEPORTAZIONI, GABBIE, CONTROLLO E CENSURA. SOLIDARIETA’ A ARRESTAT* E INDAGAT* OP SCRIPTA MANENT, ROMA, TORINO, A DIVINE, CARLO, CEDRIC E A TUTT* COLORO CHE, DENTRO COME FUORI, SI BATTONO CONTRO L’AUTORITA’”

 

Besançon [Francia]: Distrutti bancomat in solidarietà con gli anarchici detenuti

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Alcuni colpi ben piazzati!
In solidarietà con compagno arrestato qualche giorno fa in Bretagna e incarcerato a Fleury per presunta partecipazione ad una serata liberatoria a Parigi nell’aprile del 2016.
Nella notte del 14 dicembre quattro bancomat sono stati distrutti con colpi di martello nella via de Belfort a Besançon. Le istituzioni prese di mira sono: LCL, La Poste, CIC e Crédit Agricole.
Questi sabotaggi sono stati realizzati anche in solidarietà con gli anarchici colpiti nell’operazione scripta manent, e con quelli attualmente sotto processo per le rapine ad Aquisgrana in Germania.
Né colpevoli, né innocenti.
Solidarietà combattiva!

fonte: Anarhija.info

Bologna [Italia]: Arrestato un compagno anarchico francese per coinvolgimento in attacco contro caserma carabinieri

In attesa di maggiori informazioni apprendiamo dell’arresto a Bologna di un compagno anarchico francese per l’attacco alla caserma dei carabinieri avvenuto il 27 novembre.
Secondo quanto riferito dai media, le indagini partite da Roma cercano di attribuire un suo coinvolgimento nella preparazione dell’ordigno; l’arresto è stato effettuato sabato notte dal ROS dei carabinieri a bordo di un treno Roma-Bologna, giustificando la misura cautelare in carcere con l’assenza di una residenza e la possibilità che lasciasse il territorio italiano.

Attualmente non è stato diffuso il carcere in cui è stato imprigionato, seguiranno aggiornamenti.

fonte

link: articolo giornale

Carcere di Ferrara [Italia]: Censura sequestra testo di Alfredo Cospito

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Ricevuto via mail:

Il compagno Alfredo Cospito, prigioniero in AS2 a Ferrara per la gambizzazione di Adinolfi e di recente destinatario di un nuovo mandato di arresto per l’operazione denominata “Scripta Manent” – operazione che ha comportato, su richiesta della procura di Torino, ad un nuovo periodo di censura della posta da parte dei secondini – ci scrive che i suoi articoli vengono sistematicamente sequestrati.

In particolare Alfredo ha inviato un lungo contributo per una nuova iniziativa editoriale, una nuova rivista anarchica di agitazione ed approfondimento teorico che dovrebbe uscire agli inizi del prossimo anno. Solo dopo 10 giorni dall’invio del suo articolo, senza ricevere risposta da parte dei destinatari che anzi lo sollecitavano ignari ad inviare il gradito contributo, Alfredo ha potuto apprendere che la lettera era stata sequestrata. In altre parole il responsabile di sezione il cui triste e infame lavoro consiste nel fotocopiare ogni lettera, in uscita o in entrata, per i prigionieri sottoposti a censura, inviandone copia al pm Sparagna, ha deciso che in questo caso lo spionaggio non bastava; che l’articolo del compagno non doveva uscire affatto.

Decisione che quanto meno ha il merito di fare chiarezza sulle ipocrisie repressive del regime democratico. Al potere non interessa soltanto la repressione di quelle azioni che rispondono con la giusta violenza alla violenza infinitamente maggiore che lo Stato e il Capitale ogni giorno compiono per tenere in piedi il loro dominio. Il potere, dai togati dell’antimafia di Torino fino al misero secondino ferrarese, non tollera nemmeno che i compagni

prigionieri possano continuare a scrivere, ad agitare, a provocare, collaborando, magari anche scontrandosi, con la riflessione di altri individui che non ci stanno a continuare a subire.

Non riuscirete ad isolare i compagni e le compagne prigioniere.

Avremmo preferito annunciare pubblicamente l’uscita della nostra rivista solo quando questa fosse stata effettivamente pronta.

Andremo avanti nella nostra pubblicazione, con maggiore orgoglio nel sapere che questa sta già innervosendo i burocrati della repressione. Certi che la nostra complicità con Alfredo e le altre compagne prigioniere non si può certo esprimere in tutta la sua gioiosa sincerità solo sulle pagine di un giornale.

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